W3B 05.08.2025 News

7. Paris Match entra nel Web3: 75 foto iconiche diventano NFT su Ethereum. In occasione del suo 75° anniversario, Paris Match celebra la propria eredità visiva trasformando 75 fotografie storiche in NFT su blockchain Ethereum. L’iniziativa valorizza un archivio di oltre 15 milioni di immagini che raccontano decenni di cultura, società e storia. Gli NFT, token non fungibili e unici, certificano la proprietà e l’autenticità di questi scatti, rendendoli collezionabili digitali. L’asta include immagini di icone come Orson Welles, i Rolling Stones e reportage sul Muro di Berlino. Ogni NFT è garantito dalla blockchain, che protegge i diritti d’autore e ne assicura la tracciabilità. Questo progetto rappresenta un esempio concreto di adozione Web3 nel mondo dell’editoria e della fotografia. →Link

6. NFT e dichiarazione dei redditi: come vanno indicati nel quadro RW. Gli NFT (Non-Fungible Token) sono considerati beni patrimoniali detenuti all’estero e, ai fini fiscali, devono essere inseriti nel quadro RW della dichiarazione dei redditi. Diversamente da criptovalute e azioni, gli NFT non sono strumenti finanziari fungibili e vanno dichiarati anche in assenza di vendita o plusvalenza. Il possesso stesso può generare valore, come indicato dall’Agenzia delle Entrate. È fondamentale indicare correttamente il tipo di NFT: per esempio, se si tratta di un NFT Utility Token, si utilizza un codice diverso rispetto a un NFT standard. La dichiarazione richiede la valorizzazione in euro al 31 dicembre, anche se l’asset ha perso valore. In caso di più NFT con funzioni differenti, occorre compilare più voci nel quadro RW. →Link

5. Criptoattività e rischio sistemico: l’appello della Banca d’Italia a regole globali. Il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, lancia un monito: la crescente interconnessione tra criptoasset e finanza tradizionale può generare rischi sistemici. Bitcoin e stablecoin sono al centro dell’attenzione: il primo per l’elevata volatilità, il secondo per i dubbi sulla solidità degli emittenti. Panetta evidenzia anche i potenziali abusi, come riciclaggio e attività illecite. Sebbene l’Europa abbia introdotto il regolamento MiCAR per regolamentare il mercato e proteggere i risparmiatori, la mancanza di armonizzazione globale espone gli utenti a minacce esterne. L’Italia si muove con cautela, focalizzandosi su custodia e negoziazione. Serve una risposta tecnologica e normativa coordinata, con più educazione finanziaria e strumenti sicuri, come l’euro digitale, per affrontare la sfida dell’innovazione in modo sostenibile e inclusivo. →Link

4. Identità digitale in Nigeria: Web3 e sovranità dati per un’infrastruttura pubblica sicura. Il governo nigeriano promuove l’identità digitale decentralizzata come leva per l’inclusione, la trasparenza e l’autonomia dei cittadini. I Digital Public Infrastructures offrono accesso a servizi sanitari, finanziari e sociali, facilitando lo sviluppo delle PMI e il supporto a programmi di protezione sociale. La strategia si basa su cinque pilastri: inclusione equa, rispetto dei diritti umani, tutela dei consumatori, privacy by design e piena sovranità tecnologica. Il modello nigeriano evita dipendenze esterne e concentra lo sviluppo su soluzioni locali, privacy dei dati e interoperabilità. →Link

3. AI e sostenibilità: i data center rischiano di bloccare la transizione green. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, un data center AI di grandi dimensioni consuma energia quanto 2 milioni di abitazioni, evidenziando l’enorme impatto ambientale dell’intelligenza artificiale. Con la rapida crescita dell’infrastruttura digitale, la domanda globale di energia esploderà, e solo il 50% sarà coperto da fonti rinnovabili. Il resto? Gas naturale negli USA e carbone in Cina. Mentre la narrazione ufficiale parla di progresso sostenibile, i dati rivelano una realtà molto diversa: le tecnologie digitali restano legate ai combustibili fossili. Il rischio è un greenwashing sistemico, dove la corsa all’AI e al Web3 potrebbe compromettere gli obiettivi climatici. →Link

2. Sorveglianza AI e disordini civili: strumento di sicurezza o leva di controllo? Le rivolte urbane negli USA, come quelle annunciate a Los Angeles, sollevano il dubbio: si tratta di eventi spontanei o pretesti per aumentare la sorveglianza con AI? Sempre più città adottano sistemi intelligenti di videosorveglianza in grado di riconoscere volti, comportamenti sospetti e spostamenti in tempo reale. Queste tecnologie, potenziate da algoritmi di deep learning, possono tracciare persone tra diverse telecamere e attivare allarmi automatici. Il problema? L’assenza di trasparenza su come vengono usati i dati raccolti. Alcuni esperti parlano di un nuovo paradigma di controllo sociale, che sfrutta il caos per legittimare sistemi di monitoraggio automatizzati. →Link

1. Biometria e privacy nel Web3: controllo, trasparenza e fiducia al centro. Nel contesto dell’identità digitale, la privacy degli utenti non è negoziabile. Secondo Patrick Harding, la vera sfida nell’adozione della biometria decentralizzata è la mancanza di fiducia. Le aziende devono garantire trasparenza, opt-out senza penalità e pieno controllo dei dati all’utente. I modelli Web3 e i digital identity wallet permettono agli individui di gestire in autonomia le proprie credenziali, scegliendo quali informazioni condividere. La sicurezza dev’essere rinforzata con crittografia, MFA e policy di cancellazione dati. Il successo di aeroporti e TSA nel gestire dati biometrici senza sorveglianza invasiva dimostra che innovazione e rispetto della privacy possono convivere. →Link

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