Giudice a Pechino riconosce il diritto d’autore a contenuti generati con l’intelligenza artificiale, a patto che al software siano state date istruzioni dettagliate

“Se sono in grado di dimostrare che un software di intelligenza artificiale ha prodotto un audio, ma perché io davo degli input, io sono l’autore e la macchina è il mio esecutore”, spiega Paolo Marzano, professore di diritto della proprietà intellettuale presso la Facoltà di giurisprudenza della LUIS Guido Carli di Roma.
“Come fare a dimostrare tutto quanto ciò? C’è un bellissimo caso deciso nel 2023 dal tribunale di Pechino, in Cina.
Il giudice ha chiesto a chi si affermava titolare dei diritti su una certa opera fotografica realizzata con un software di intelligenza artificiale, di ricostruire in aula i passaggi. Che istruzioni hai dato a quel software? Ho detto questo, ho detto quell’altro, poi gli ho chiesto questo, poi gli ho chiesto quell’altro, poi ho alterato qui, poi ho aggiustato lì e guardate che viene fuori. È venuto fuori esattamente il prodotto fotografico oggetto del contenuto. Il Tribunale ha detto bene. Se tu hai dato tutte queste istruzioni alla macchina, tu sei l’autore e la macchina è il tuo operatore. Tu hai i diritti di autore su quel prodotto.
Il fatto di poter avere un contenuto etichettato ci consente di dire che quel prodotto è stato generato dalla o con l’ausilio della macchina di intelligenza artificiale. Questo ci consente si qualifichi come autore di dimostrare di essere autore di quel contenuto sintetico prodotto da una macchina di intelligenza artificiale ma sotto le sue istruzioni.
Il ragionamento fatto al tribunale di Pechino cade giù perfetto anche sul nostro ordinamento”.

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