Oggi la carenza di personale medico viene coperta dai gettonisti, domani dall’intelligenza artificiale, dott. Dario Giacomini …senza confini e senza diritti

La carenza di personale medico in Italia non è più un’emergenza sanitaria, ma una ferita aperta che si cerca di tamponare con rattoppi sempre più imbarazzanti. “La carenza del personale medico oggi viene coperta da gettonisti, da quello che vuoi, da medici sterili”, denuncia senza mezzi termini il dottor Dario Giacomini, mettendo il dito in una piaga che la politica e i vertici sanitari preferiscono ignorare. Ma secondo lui il peggio deve ancora venire.

“Ci sono due cose che avverranno in un prossimo futuro: la sostituzione completa del personale medico-paramedico con intelligenza artificiale e sistemi automatici, attraverso anche lo strumento sempre più sdoganato della telemedicina e quindi della relazione a distanza”, afferma con tono polemico. E subito anticipa l’argomentazione che verrà usata per giustificare questa deriva: “Ti diranno: ma scusa, tu abiti nelle vallate del bellunese dove non c’è un medico, ma almeno c’è qualcuno a distanza con cui parlare; se hai un problema puoi risolvertelo, e l’implementazione delle tecnologie 5G, 6G, 7G, quello che ci sarà, ci permetterà di avere quasi un rapporto fisico anche a distanza.”

Dietro questa narrazione progressista e apparentemente moderna, Giacomini intravede una macelleria sociale mascherata da innovazione. “Ma tutta questa velocizzazione e questa digitalizzazione, e qua arriva il lato anche se volete sindacale, visto che mi interessa anche di questi aspetti, porterà perdita di posti di lavoro, sostituzione con algoritmi o comunque intelligenze artificiali che non hanno ferie, non hanno vacanze e quindi risparmio. Ma nel frattempo possibilità anche non di far venire il medico dall’India in Italia, ma di portare il lavoro dall’Italia in India.”

Non è fantascienza, insiste. È già tutto possibile con gli strumenti disponibili oggi. “E l’indiana, con i sistemi che già sono attualmente presenti, tutti voi potete vedere la traduzione simultanea su YouTube: parla indiano e io sento in veneto, scrive indiano e io leggo in italiano. E quindi quanto costa l’ora un medico indiano o un medico di un’altra nazione rispetto a un medico italiano?” La domanda è retorica ma spietata: nel libero mercato globale la vita del medico italiano vale quanto la tariffa più bassa offerta da Bangalore o Calcutta.

Il colpo di grazia lo riserva alla contrattazione sindacale, destinata a diventare carta straccia. “Capite? Altro che contrattazione collettiva nazionale, richieste sindacali, battaglie sindacali. Dicono: chiudiamo baracche e burattini perché noi abbiamo un mercato planetario in cui andiamo a cercare, a parità di competenze, quello che ci costa di meno. Ciao belli, altro che salutare.”

Il quadro che traccia Giacomini è impietoso: il medico ridotto a gettonista, a tappabuchi precario, destinato a sparire non solo per mano dell’intelligenza artificiale, ma anche per effetto di una delocalizzazione digitale che trasforma la cura in un business planetario senza confini e senza diritti. Una prospettiva che, se non fosse tragica, sarebbe semplicemente grottesca.

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