L’importanza delle soft skills, il Nobel Pissarides: “Distinguono l’uomo dall’IA”

La fondamentale importanza delle cosiddette “soft skills”. Le attività, competenze, abilità e capacità forse date per scontate, ma che ricoprono oggi un ruolo ancora determinante nel mondo del lavoro e nella vita di tutti i giorni. Anche e soprattutto nell’era dell’intelligenza artificiale. Lo ha ribadito con convinzione Pissarides, con alcuni esempi molto pratici: “Parliamo di un termine orribile, perché ‘soft’ significa qualcosa di facile da fare come occuparsi di un paziente oppure accudire o educare un bambino, ma stiamo davvero parlando di cose facili da gestire? Certo è che l’intelligenza artificiale oggi sta crescendo ed è molto diversa rispetto al passato: prima le macchine avevano semplicemente dei pulsanti, ora invece utilizzano anche il linguaggio. Resta però il fatto che per gestire certe dinamiche servirebbe un aspetto psicologico che, attualmente, la macchina non possiede. Perchè? Semplicemente perché non è umana”.

Spazio poi ad un ragionamento sull’applicazione dell’intelligenza artificiale in campo economico e, di conseguenza, ai suoi riflessi sulla produttività: “Sicuramente l’IA avrà un impatto, ma solo su alcuni specifici settori dell’economia complessiva. Qualche comparto, come quello manifatturiero in Italia, potrebbe vedere miglioramenti. Ma, in generale, solo alcuni segmenti beneficeranno dell’applicazione dell’intelligenza artificiale. Grandi investimenti nell’IA? Non credo siano giustificati, almeno non al momento. Io non ci scommetterei”.

Il futuro dunque resta incerto: “Attualmente sono poche le società che utilizzano in modo efficace l’intelligenza artificiale, eppure ogni suo strumento è disponibile anche con pochi click – ha concluso Pissarides. – Questo significa che non tutti vogliono investirci, perché c’è un problema di adattamento del proprio business a questi strumenti. Ed ecco allora che processi e applicazioni che coinvolgono gli esseri umani, oppure semplici computer, sono ancora i più importanti. Non sappiamo in che direzione stiamo andando e quindi le società, in questa incertezza, sono preoccupate da investimenti milionari. Il meglio che possiamo fare è affidarci a dati e numeri, così come a materie come matematica, ingegneria e scienza. L’IA, in fondo, resta solo uno strumento per quanto estremamente facile da utilizzare”.

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