Intelligenza artificiale e guerra: molti soldati non sparano contro il nemico, le macchine sì, non hanno coscienza

“Notizie di questi giorni: c’è l’intenzione di recuperare e destinare più di 800 miliardi al riarmo, sostanzialmente.

Nel 1947 lo storico militare Marshall condusse uno studio e si accorse di un fatto curioso: durante le grandi guerre, la maggior parte dei soldati non sparava contro il nemico, neanche quando la loro vita era in pericolo. Studi successivi, come quelli condotti dal colonnello Grossman, arrivarono a comprendere che l’essere umano ha un’innata resistenza all’omicidio, che può essere superata mediante appositi addestramenti volti alla desensibilizzazione. Condizioni di forte pressione esterna e l’addestramento alla cieca obbedienza gerarchica possono altresì favorire la tendenza a commettere l’omicidio”, spiega il saggista Mirco Mariucci.

“In ogni caso, però, uccidere crea un forte stress all’essere umano, portandolo a maturare sensi di colpa, disturbi post-traumatici, rifiuto morale, depressione e addirittura suicidio. E poi c’è un altro problema: i soldati, essendo comunque umani, possono sempre rifiutarsi di seguire ordini, contestare i loro superiori o addirittura ribellarsi. Ma per i cosiddetti potenti è fondamentale che i militari siano persone prive di capacità critica e di empatia, disposte ad eseguire gli ordini sempre e comunque.

Ecco che si comincia a capire l’utilità dell’intelligenza artificiale, e sicuramente in quei 800 miliardi ci sarà una quota destinata all’applicazione dell’IA in ambito militare. Perché dico questo? Perché, appunto, l’intelligenza artificiale, non avendo un cuore, può essere usata per risolvere i problemi precedenti, creando dei soldati, tra virgolette, “perfetti”.

Si sta già passando dai militari umani ai soldati robot, e molti degli aerei militari non sono più guidati da esseri umani, ma sono stati affiancati o sostituiti da droni con sistemi di guida ancora assistiti dall’uomo, ma sempre più autonomi e letali grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale.

Quindi, oltre allo sviluppo di armi autonome, inclusi i cosiddetti sistemi di difesa, l’intelligenza artificiale consente di incrementare il potere generale di una nazione attraverso guerre cibernetiche e guerre psicologiche, che portano alla destabilizzazione tramite apposite campagne di disinformazione su internet e sugli smartphone. Può essere usata anche per lo spionaggio satellitare, per effettuare analisi ancora più sofisticate delle strategie predittive, e così via.

Non è esagerato sostenere che chi riuscirà ad ottenere il primato sull’IA si assicurerà anche il dominio economico e militare del mondo, perché sostanzialmente l’intelligenza artificiale è come una leva che potenzia tutto, esercito compreso”.

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