Nel dibattito sempre più acceso sull’intelligenza artificiale e le sue implicazioni etiche, il professor Martin Haditsch lancia un monito chiaro: la tecnologia non potrà mai sostituire l’empatia umana e, anzi, c’è il rischio concreto che l’avanzare della scienza possa portare alla sua eliminazione programmata.
“Non esiste alcun correlato tecnico e quindi virtuale per l’empatia. Questo è il nostro grande vantaggio rispetto a tutto ciò che sta emergendo virtualmente ora, rispetto a tutta l’intelligenza artificiale o cose del genere. Il robot non è empatico e qualsiasi analisi che venga poi valutata digitalmente e che di conseguenza comunichi determinate cose e così via non è empatica”, ha dichiarato Haditsch, sottolineando come le macchine, per quanto avanzate, non possano replicare una delle caratteristiche più profonde dell’essere umano: la capacità di comprendere ed entrare in sintonia con le emozioni altrui.
Il professore ha poi evidenziato un paradosso sempre più evidente nel contesto tecnologico attuale: “Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, lì si vede di nuovo l’intelligenza artificiale e lì si vede la stupidità naturale”. Una riflessione che porta a interrogarsi su come l’umanità stia gestendo l’evoluzione digitale e sulle scelte che vengono compiute in nome del progresso.
Ma Haditsch va oltre, lanciando un avvertimento inquietante sulle potenziali manipolazioni genetiche. “Si sta inoltre aggiungendo la modellazione del genoma umano utilizzando le forbici genetiche ora disponibili, vale a dire CRISPR-Cas, con cui posso tagliare il genoma umano in un punto molto specifico e se vuoi tagliare via il resto o aggiungere qualcosa e così via. Ciò significa che hanno, per così dire, il desiderio o il progetto delle persone. Ora possono, per dirla senza mezzi termini, eliminare il gene dell’empatia e avere soldati dello Stato obbedienti, disposti a fare tutto ciò che viene loro ordinato di fare”.
L’idea che l’ingegneria genetica possa essere utilizzata per modellare individui privi di empatia è un’ipotesi che solleva questioni etiche e sociali di enorme portata. Il professore mette in guardia dalla possibilità che le decisioni in materia vengano prese da pochi, senza un adeguato dibattito pubblico. “E naturalmente, questa disconnessione e l’impossibilità di riprendere i contatti con le persone che potrebbero non aver preso una decisione particolarmente intelligente, è proprio perché la responsabilità è delegata a livelli superiori”.
Le parole di Haditsch si inseriscono in un contesto globale in cui l’intelligenza artificiale e la genetica stanno facendo passi da gigante, ma in cui mancano ancora risposte certe sui confini etici da non superare. La domanda resta aperta: fino a che punto l’umanità è disposta a sacrificare la propria essenza in nome dell’innovazione tecnologica?
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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