Come ragiona ChatGPT, non come noi

“Non ragiona come noi. ChatGPT è un’intelligenza di un altro tipo e bisogna comprendere come è fatta per poterla utilizzare al meglio”. Così Paolo Traverso, direttore Strategia e Sviluppo della Fondazione Bruno Kessler – realtà pioniera in Italia nella ricerca sull’Intelligenza artificiale – durante il suo intervento a Palazzo Geremia nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento

Traverso ha illustrato le potenzialità e i limiti di ChatGPT e le direzioni che sta prendendo la ricerca: “Il sistema si basa sulla probabilità che dopo una parola arrivi un’altra parola, dopo una frase un’altra frase e così via. Ed è addestrato sui milioni, miliardi di documenti che gli vengono forniti. Ha di conseguenza dei limiti che sono principalmente l’affidabilità, l’inclusività, i bias e la sostenibilità. Per quest’ultimo punto basti pensare che il fratello minore, GPT3, per l’addestramento ha utilizzato in un anno la stessa energia che consumano in media 1.284 famiglie all’anno. La ricerca sta lavorando molto, andando nella direzione di superare questi limiti. La tecnologia che c’è sotto si può usare per fare dei modelli più semplici, con vincoli per renderla più affidabile. Alla FBK per esempio la stiamo applicando in un progetto europeo per rilevare le clausole vessatorie nei contratti, con un modello che si rivela molto efficiente. In generale, in Europa, se noi riusciremo a fare un’intelligenza artificiale che rispetti delle regole, anche sociali, lavorando in modo multidisciplinare, potremo giocare una partita molto diversa da quella che si sta disputando fra Cina e Stati Uniti”.

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